Comunicazioni della Giunta regionale in merito a “Obblighi vaccinali e ricadute conseguenti all’approvazione del decreto legge adottato dal Governo”

Mi ero ripromesso di non intervenire sull’argomento, ma due annotazioni al termine del dibattito mi sento di farle.

Apprendo con favore dai colleghi del Movimento 5 Stelle che il concetto di vaccino è condiviso e che è considerato una conquista della nostra civiltà, grazie al quale si sono debellate alcune malattie mortali per l’uomo e grazie al quale si è dato un grosso contributo in salute alla nostra società.

Tuttavia, vorrei richiamare alcune riflessioni dei casi Campo e Andrissi, che ritengo intellettualmente onesti, come cerco di essere anch’io. Quando si fa riferimento a degli errori e si dice che ci sono dei concetti che stanno passando nella società attraverso i media vorrei solo citare tre spunti. Grillo l’8 aprile 2007 dice: “Un bambino su 150 soffre di autismo, venti anni fa solo uno su 2000. Gli scienziati attribuiscono la crescita all’inquinamento ambientale, ai vaccini e ai farmaci”.

Nel corso di una trasmissione la Senatrice Taverna, sul medesimo argomento, già nel 2015 dice: “La gente non si vaccina più perché non crede più alle case farmaceutiche e al Ministero della Salute. Oggi qualche cosa dicono. Perché lo stanno dicendo? Forse c’è un interesse dietro a quello? Le case farmaceutiche devono vendere qualcosa e” – secondo me l’aspetto più grave – “si sono trovati un vaccino che non sanno cosa farci e ce lo vogliono somministrare!”. Venti solo su 200 alla crescita ambientale. Più grave il contenuto che la declinazione del verbo, intendo dire.

Termino con un’ultima nota alla proposta di legge del 12 febbraio 2014 sull’informazione e sull’eventuale diniego all’uso dei vaccini messi in collegamento. “Recenti studi hanno però messo in luce collegamenti tra le vaccinazioni e alcune malattie specifiche quali la leucemia, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni, mutazioni genetiche trasmissibili, malattie tumorali, autismo e allergie”.

La mia impressione è che ci siano due piani. Uno è tecnico, su cui siamo d’accordo in linea di massima, anzi su cui siamo diventati d’accordo nel corso del tempo, perché la mia impressione è che al principio, dal punto di vista politico, la posizione del Movimento 5 Stelle fosse decisamente più rigida sul tema, poi, una volta verificato il fatto che non c’erano fondamenti scientifici a determinate posizioni di maggior rigidità, si sia andati verso una sempre maggiore morbidezza rispetto ai temi, tant’è che si riconosce da parte quantomeno dei responsabili rappresentanti del Movimento 5 Stelle in quest’Aula, l’utilità dei vaccini.

L’impressione è che all’inizio ci sia stata, da parte del Movimento 5 Stelle, una ferma presa di posizione che nel corso del tempo si è poi ammorbidita. Certe dichiarazioni possono creare dei danni proprio in ordine di quanto diceva Campo prima, al fatto che la gente ascolta quello che viene detto, si informa e queste sono tutte informazioni passate tramite i siti web e i social; sappiamo che, al momento, Grillo, per tanti versi, a torto o a ragione, soprattutto sui temi scientifici è più ascoltato di altri. È questa la responsabilità che io attribuisco a determinate posizioni, anche in vista delle possibili conseguenze pericolose per la salute pubblica.

A tale atteggiamento c’è stata una risposta, uguale e contraria, da parte delle forze di Governo, che si sono sentite invece in obbligo di affermare la validità della propria scelta. Lo dico perché cerco di essere intellettualmente onesto, come lo siete stati voi, effettivamente, per dei versi, in eccesso. Però dico questo: anch’io ho avuto dei dubbi e, peraltro, li ho condivisi con tutti i partecipanti della riunione di maggioranza che abbiamo fatto sul tema.

Oggi siamo in un contesto diverso da quello cui si faceva riferimento con i quattro vaccini obbligatori originari, quelli decisamente pericolosi. Noi ci troviamo in un contesto diverso, con gli scambi dovuti al mondo del lavoro, allo studio, alle migrazioni e ai viaggi: la cultura attuale prevede uno scambio tra popoli decisamente più massiccio e i rischi, anche rispetto a patologie minori che una volta forse potevano non preoccupare, sono decisamente cresciuti.

Allora mi sono domandato: qual è la possibilità del decisore politico? È quella di tutelare nel miglior modo possibile la salute del cittadino pur anche e forse ancor meglio se ha dei dubbi a riguardo. Di conseguenza, considero adeguati i provvedimenti che la Regione e l’Assessore alla sanità della Regione Piemonte aveva deciso di prendere prima, e anche quelli nazionali.

In conclusione, sarebbe molto più civile e da Paese maturo fare un dibattito meno avvelenato, per cui se si dice che le vaccinazioni sono pericolose diventa un untore, e se uno invece dice che le vaccinazioni sono utili diventa uno che ha delle collusioni con le case farmaceutiche.

Non voglio attribuire colpe a nessuno, piuttosto che ad altri, c’è una responsabilità anche nell’aver dato un indirizzo all’inizio del dibattito, che poteva diventare pericoloso per la salute pubblica.

Pertanto, auspico che si vada verso un sistema per valutare questo genere di problemi con un progetto unitario che dia la precedenza agli aspetti di educazione, sensibilizzazione e informazione senza rendere necessari provvedimenti come quelli che sono stati presi proprio in considerazione dell’inclinazione pericolosa che il dibattito stava prendendo.