Rimodulazione delle reti assistenziali e delle strutture ospedaliere in Piemonte

Cari Amici,

oggi intendo condividere le proposte in cantiere per far uscire la Sanità piemontese dall’emergenza.

Abbiamo già avuto modo di chiarire che il risanamento gestionale e la riorganizzazione delle reti assistenzialisono due aspetti che vanno affrontati congiuntamente; una sostenibilità del sistema dal punto di vista economico e finanziario consente una gestione attiva che possa recuperare dai risparmi di spesa le risorse necessarie per l’ammodernamento delle strutture.

La proposta di ristrutturazione delle reti territoriali, denominata “Rimodulazione delle reti assistenziali, delle strutture complesse ospedaliere e rilancio del territorio”, è stata progettata al fine di coniugare le seguenti esigenze:

  • garantire una maggioresicurezza dei pazienti
  • dar vita ad un sistema più efficiente e sostenibile
  • garantire un’adeguata copertura territoriale.

I pilastri di tale rimodulazione, contenuti nel Patto per la Salute 2014-2016 e nel Regolamento n. 98 del 5 agosto 2014 approvato dalla Conferenza Stato Regioni, sono:

  • regolamento standard ospedalieri
  • rete ospedaliera “HubSpoke” articolata per bacino di utenza
  • bacino di utenza per disciplina, secondo volumi ed esiti.

I soggetti coinvolti (in ordine dimensionale crescente) sono:

  • Ospedali di Base sede di Pronto Soccorso (bacino di utenza da 80.000 a 150.000 abitanti)
  • DEA (Dipartimenti Emergenza e Accettazione) di I livello “Spoke” (bacino di utenza da 150.000 a 300.000 abitanti)
  • DEA (Dipartimenti Emergenza e Accettazione) di II livello “Hub” (bacino di utenza da 600.000 a 1.200.000 abitanti).

La proposta prevede di articolare la rete ospedaliera piemontese in 6 “Hub” (DEA di II livello), 19 “Spoke” (DEA di I livello), 9/13 Ospedali di base (Pronto Soccorso) e 4/8 Ospedali di zona disagiata (Punti di Primo Intervento), come indicato nella seguente rappresentazione.

Il rilancio della rete territoriale, invece, sarà possibile grazie all’integrazione fra il percorso sanitario equello assistenziale, occorrerà quindi che la Comunità si riappropri dell’assistenza sociale e sanitaria di base attraverso le strutture appositamente individuate all’art. 5 del Patto per la Salute 2014-2016: le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT).

Le AFT, gestite dai Medici di Medicina Generale con il supporto di infermieri, assistenti sociali ed amministrativi del territorio, svolgeranno la funzione di presa in carico globale dell’individuo in stato di necessità, sia dal punto di vista sanitario sia sociale supportando la famiglia; inoltre diventeranno il punto di riferimento della popolazione anche per l’accesso alle prestazioni ospedaliere e di specialistica ambulatorialenonché per le necessità di assistenza domiciliare o di semiresidenzialità e residenzialità collettiva.

E’ previsto altresì che il numero unico nazionale per l’assistenza medica per i casi non urgenti (116117)concorra alla gestione della domanda a bassa intensità e/o priorità.

Il risparmio di risorse permetterà di attuare un piano di investimenti creando una vera e propria rete di assistenza territoriale distrettuale.

Lo Stato, a sua volta, garantirà risorse sufficienti per il sistema sanitario a condizione che lo stesso venga ridisegnato prevedendo:

  • AFT con medici di Medicina Generale ed infermieri (bacino di utenza 30.000 abitanti al massimo con “antenne” nelle valli e nelle aree scarsamente abitate)
  • UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie) con specialisti ambulatoriali e altre funzioni distrettuali
  • il sistema 118
  • il sistema 116117
  • una rete di Ospedali in grado di garantire una risposta multidisciplinare 24 ore su 24 e 365 giorni su 365 articolato attraverso:
  • i centri maggiori (“Hub” – DEA di II livello): uno ogni 600.000 – 1.200.000 abitanti
  • i presidi più diffusi (“Spoke” – DEA di I livello): uno ogni 150.000 – 300.000 abitanti
  • i presidi minori (P.S.): uno ogni 80.000 – 150.000 abitanti
  • i presidi nelle zone disagiate (P.P.I.).

Tale riorganizzazione dovrebbe consentire un risparmio di costi, alla fine del triennio in corso, pari al 30% della differenza tra i costi ed il valore delle funzioni interessate e stimabile in circa 330 milioni di euro annuida destinare:

  • all’incremento degli investimentinelle strutture ospedaliere (circa 100 milioni/anno)
  • alla realizzazione tecnologica e organizzativadel sistema 116117 (circa 30 milioni/anno)
  • agli investimenti per la realizzazione di centri di erogazione territoriali AFT e UCCP(circa 150 milioni/anno)
  • al rafforzamentodi almeno il 40% dell’Assistenza Domiciliare Integrata (circa 50 milioni/anno).

Quanto descritto è uno schema che fa riferimento al modello che Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) aveva creato per valutare l’efficienza dei diversi sistemi sanitari regionali e la loro riorganizzazione: ora verrà applicato in Piemonte al fine di poter rispettare il piano di rientro imposto dal Ministero.

Tale modello, adattato alle singole realtà, è utile poiché genera parametri con cui misurare ed intervenire, ove indispensabile.

Ovviamente la difficoltà è che, nel momento in cui un modello teorico viene applicato sul territorio, questo genera attriti e resistenze in quanto implica cambiamenti che comportano ad esempio chiusura e ridimensionamento di reparti, spostamento di specialità e così via.

Starà alla capacità dei decisori adattare, con responsabilità e buon senso, uno schema che non dovrebbe essere rigido ma costruito per risolvere i problemi dei cittadini, non per acuirli.

Confidando di essere stato sufficientemente chiaro ed al contempo, per quanto possibile, sintetico, Vi ricordo che per approfondimenti e news potete accedere al sito www.mariogiaccone.it.

Un saluto
Mario