Disegno di legge n. 91 “Gradenigo”

Cari Amici,

oggi voglio condividere con Voi il mio intervento in aula consigliare relativo al disegno di legge n. 91 in merito alla situazione del Gradenigo.

Si tratta di un argomento che ci ha trattenuti in aula ed in Commissione per parecchio tempo, in quanto le opinioni di maggioranza ed opposizione erano sostanzialmente differenti: la prima cercava di trovare soluzione ad una vicenda oggettivamente complessa, la cessione dell’Ospedale al gruppo Humanitas per dare continuità all’attività del presidio, mentre l’opposizione contrastava fermamente l’ipotesi di cedere parte dell’assistenza alla salute ad un soggetto privato.

L’intervento illustra la mia posizione finale. All’inizio dello stesso troverete alcuni riferimenti al concetto di democrazia e di buona fede che rispondono a sollecitazioni che non erano state indirizzate direttamente a me, ma ad altri componenti di maggioranza nel corso della stessa seduta.

Intanto, dico, senza alcun tono polemico, che se la democrazia fosse morta – come è stato dichiarato in quest’aula, oggi – i Consiglieri non avrebbero diritto di parola e, a volte, neanche diritto di interrompere in maniera irrituale le argomentazioni degli altri. La democrazia (lo dico anche a me stesso) non va confusa con altro, tanto meno con la tirannia. È un sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dall’insieme dei cittadini e nella quale le decisioni vengono prese a maggioranza. Occorre farsene una ragione, nel senso che è insito nel concetto stesso di democrazia che, alla fine, le ragioni supportate dal numero maggiore di persone prevalgano. Per ora, l’uomo non ha trovato altra forma di governo migliore, pertanto a queste regole ci dobbiamo attenere.

Poi, francamente, siccome è accaduto tante volte nel corso di quest’anno e potrebbe essere che non abbia occasione di dirlo nuovamente, sottolineo che sono un po’ spiaciuto di essere stato accusato di prendere in giro la gente, perché, non solo non è mai stata mia intenzione farlo, ma perché considero di non averlo mai fatto e, men che meno, mi sognerei di farlo in un contesto pubblico come questo, nel quale le parole di ciascuno hanno ancora maggior peso, vengono registrate e conservate nel tempo.

Nel corso di questi mesi ho ascoltato le ragioni delle opposizioni ed ho ascoltato anche nei momenti in cui si faceva ostruzionismo, rispettando sia le ragioni sia il momento dell’ostruzionismo, per quanto quest’ultimo sia oggettivamente un po’ più faticoso. Non mi sono scandalizzato, non l’ho considerato un momento brutto della democrazia, ma un momento di svolgimento del processo democratico. L’opposizione ha la possibilità di farlo: se sceglie di farlo, è nelle sue facoltà.

E, infine – lo dico di nuovo, perché non so se ne avrò ancora occasione – respingo, in questo caso, l’accusa di non fare l’interesse dei cittadini, perché ritengo che le decisioni che stiamo assumendo e la direzione che questa vicenda sta prendendo vadano proprio verso l’interesse dei cittadini.

E’ certo che ciascuno ha delle opinioni diverse su come l’interesse del cittadino possa o debba essere perseguito. Io guardo i dati oggettivi, con i quali ho cercato di aiutarmi nella valutazione della vicenda: il Gradenigo si trovava e si trova tuttora in grosse difficoltà finanziarie; il servizio ai cittadini, in una parte nevralgica della città, veniva messo a repentaglio ed oggettivamente in dubbio. Tra l’altro, si rischiava – questo non è mai stato citato, ma è un fatto oggettivo che i dipendenti del Gradenigo ci hanno riportato – che alcune eccellenze mediche, e non solo, del presidio si allontanassero dallo stesso, di fatto depauperando il patrimonio di competenza sanitaria della Regione ed impoverendo la capacità di risposta ai cittadini stessi. Al tempo stesso, le casse della Regione non erano in condizioni particolarmente favorevoli – uso un eufemismo, ma lo sappiamo tutti quanti – tali da garantire da sole la sussistenza del presidio. Era urgente trovare una soluzione al problema, pur sapendo che questa non potrà necessariamente accontentare tutti.

Le preoccupazioni – lo dico all’opposizione, ma lo dico anche a me stesso – ci sono, ma qui siamo nel mondo reale, dove bisogna dare risposte, dove si vive gestendo e decidendo, mediando tra ideali e necessità.

E’ chiaro che ci sono dei dubbi e ci sono delle difficoltà, ma c’è anche la necessità, per chi governa, di dare delle risposte in tempi utili, affinché nel frattempo i problemi non si trasformino in incubi.

Ho provato a leggere il fenomeno di cui ci stiamo occupando da due punti di vista, che mi sembrano i primi punti di vista dai quali sia importante analizzare il problema: quello dei cittadini e quello dei lavoratori del presidio.

Dal punto di vista dei cittadini, ho valutato che la priorità fosse la conservazione del servizio stesso e che questo fosse l’elemento da mettere al primo posto. La soluzione che va prospettandosi, effettivamente, permette che tale circostanza si mantenga.

Dal punto di vista dei lavoratori – lo dico perché era, per me, l’obiettivo primario – la mia preoccupazione era che fossero garantite le medesime condizioni contrattuali precedenti. Vorrei dire, perché l’ho già sentito dire più volte oggi, che parlare con i lavoratori non è esclusiva né dei Gruppi dell’opposizione né dei Gruppi di maggioranza; con i lavoratori ci parlano tutti, anche perché questi lavoratori sono stati particolarmente capaci di trasmettere le loro preoccupazioni.

Abbiamo dialogato anche noi; abbiamo valutato quali fossero i pericoli; abbiamo posto, presentandoli all’Assessore, dei vincoli all’accordo che garantiscano i lavoratori stessi, vincoli che oggettivamente sono stati introdotti negli emendamenti che andremo a votare e che, se avranno la maggioranza dei voti, vedranno anche il voto favorevole del nostro Gruppo.

Dal mio punto di vista, abbiamo raggiunto quindi entrambi gli obiettivi di cui sopra. Non posso dirmi in assoluto contento di quanto accade, ma posso dire di essere soddisfatto di aver contribuito a garantire ai lavoratori condizioni di trattamento adeguate ed equivalenti.

Penso che una sinistra moderna, nella quale mi considero o mi sforzo di trovarmi, debba preservare i diritti, ma debba anche affrontare i problemi con tutte le conseguenze e le difficoltà che questo comporta”.

Resto, come sempre, a Vostra disposizione per eventuali approfondimenti e riflessioni.

Un saluto
Mario