Il mio impegno in Ordine

L’attività che ha contraddistinto questa prima parte del mandato riguarda, ovviamente, i diversi ambiti di azione del contesto regionale, ma non posso negare che il fatto che io provenga dal mondo sanitario e da quello della farmacia mi abbia indotto a una particolare attenzione a questi temi, sempre, però, nel più ampio quadro degli interessi dei cittadini della nostra Regione.

L’impegno si è orientato lungo due direttrici: da una parte ho lavorato molto per la riqualificazione dell’immagine della professione che, malgrado gli sforzi e i sacrifici quotidiani di tutti i colleghi, non sempre gode del favore che meriterebbe, sia negli ambienti politici, sia in quelli legati alla comunicazione. Indubbiamente poter frequentare gli uni e gli altri ha consentito di
abbattere luoghi comuni, di aprire possibilità di dialogo e di nuova collaborazione.

Era necessario, a mio avviso, far comprendere ai colleghi in Consiglio Regionale, così come all’Assessorato alla Sanità (ma anche ai giornalisti, che contribuiscono in modo decisivo a formare il sentire comune dei cittadini) che la Farmacia, il farmacista e la rete che questi rappresentano per il territorio vanno vissuti come una risorsa e non come un costo, come un punto di forza del sistema sanitario, come una vera e propria cerniera tra il cittadino e il governo della salute e non come superfluo punto di debolezza. Perché i farmacisti e la Farmacia non sono mondi esterni e separati dall’Assessorato e dal cittadino: anzi, sono gli interpreti migliori di un rapporto stabile e proficuo fra essi.

Sul piano concreto, è stato necessario lavorare a progetti capaci di influenzare il nostro lavoro quotidiano con ricadute positive sulla salute dei cittadini piemontesi. Questi i primi risultati:

Accordo raggiunto tra Federfarma e Regione Piemonte in materia di Distribuzione per Conto dei medicinali del PHT e di collaborazione con il Servizio Sanitario Regionale. Con questo accordo, di fatto, è riconosciuta l’utilità del presidio Farmacia come luogo di erogazione non solo del farmaco, ma anche di una serie di servizi collegati, riconducibili essenzialmente al Decreto Legislativo 153/2009, comunemente definito “La Farmacia dei servizi”. Le prestazioni oggetto dell’accordo sono, in breve, di due tipi: i servizi che possiamo sinteticamente chiamare di “front desk”, come la consegna di referti e la prenotazione di esami – per noi forse meno significativi dal punto di vista professionale, ma che rappresentano comunque un apprezzato elemento di servizio al paziente – e quelli più qualificanti, come la partecipazione a politiche di prevenzione e di aderenza alla terapia. A questi si aggiunge un terzo campo di intervento: l’attività finalizzata ad aumentare il ricorso alla vaccinazione antinfluenzale da parte dei soggetti più a rischio che, innegabilmente, rappresenta il ritorno in farmacia di un importante fattore di profilassi. L’iniziativa si è da poco conclusa e, sebbene si sia in attesa dei dati definitivi, possiamo affermare che l’opera di sensibilizzazione da parte della categoria abbia significativamente aumentato il numero dei vaccinati tra i soggetti a rischio, evidenziando il forte impatto epidemiologico dell’intervento diretto del farmacista in materia di informazione e prevenzione.

È al momento in fase di studio, ma sarà realizzato a breve il percorso che ci consentirà di accedere al finanziamento relativo al MUR (Medicine Use Review) che vide già prima Torino come provincia pilota per la sperimentazione, e poi il Piemonte come regione guida in Italia. Le attività messe in essere in passato hanno dato i loro frutti ed ora i partecipanti a questa fase avranno il legittimo riconoscimento economico per il lavoro svolto. Lo stanziamento di una cifra da distribuire tra i colleghi che opereranno nel campo dell’aderenza alla terapia, attraverso somministrazione di questionari, conferma, infatti, l’importanza della nostra attività e il riconoscimento da parte della Regione.

La possibilità di allestire in farmacia le preparazioni galeniche di cannabis, come previsto dalla Legge numero 11/2015, è un altro successo da attribuire al lavoro di dialogo con la Regione messo in campo in questi mesi. Si tratta di un traguardo importante, soprattutto se si tiene conto del fatto che la Regione, inizialmente, aveva escluso la farmacia territoriale prevedendo un ruolo soltanto per la farmacia ospedaliera. La Legge 11 era stata elaborata anche nei nostri uffici e presentata anche a mio nome. Tutto l’ambiente regionale aveva apprezzato il nostro contributo tecnico-scientifico all’elaborazione del provvedimento, anche perché aveva consentito di uscire dalle sacche della polemica legata all’uso voluttuario della pianta, aspetto che ovviamente non ci riguarda e non interessa in questa sede.

Altro elemento importante dell’attività è stata la preparazione della Legge regionale sulle Medicine Non Convenzionali, registrata a nostra firma, che prevede un inquadramento preciso delle medesime per quanto riguarda i percorsi formativi, le istituzioni accreditate alla formazione e i professionisti autorizzati a trattare le discipline. In essa si riconosce l’attribuzione ai soli professionisti medici, farmacisti e veterinari, per le loro diverse competenze, delle discipline omeopatia, agopuntura, fitoterapia. La Legge in sostanza prevede la costituzione di elenchi di professionisti accreditati, consultabili dai cittadini a tutela della loro stessa salute. I medici hanno già predisposto i loro elenchi e per quanto ci riguarda una circolare nazionale prevede un provvedimento ad hoc da parte della FOFI.

Tutti i livelli di azione delle diverse iniziative sono volti ad evidenziare gli aspetti professionalizzanti e qualificanti per la categoria con le legittime conseguenze economiche. Del resto la risposta dell’Assessorato rappresenta un chiaro segnale della volontà di rimettere al centro dell’agenda sanitaria i farmacisti e la Farmacia come partner essenziali per l’assistenza al cittadino.

Il riconoscimento del nostro ruolo è molto significativo in una prospettiva di evoluzione e crescita della nostra professione. Un tale Accordo, su questi contenuti, rappresenta, ancora una volta, il primo esempio in Italia, tanto da poter essere indicato come base di studio per la Convenzione a livello nazionale.

Ci troviamo davanti ad una nuova stagione caratterizzata da un rapporto fiduciario, che ha permesso una rilevante apertura di credito reciproca fra Regione e Farmacia. La soddisfazione non deriva certo dalla sensazione di una semplice vittoria sindacale, ma dalle esplicite parole che nell’Accordo definiscono il ruolo fondamentale del Farmacista nella prevenzione e nella presa in carico del paziente.

Tutto questo è stato possibile grazie ad alcuni elementi fondamentali: il forte legame progettuale tra Ordine, Federfarma ed Università, le collaborazioni multidisciplinari con gli specialisti medici e il gruppo degli epidemiologi regionali e – lasciatemi dire, anche se forse non spetterebbe a me – la più forte presenza all’interno della struttura regionale di chi conosce e sostiene i valori profondi del ruolo del Farmacista e le grandi potenzialità del suo contributo al cittadino e al mondo della sanità.

Per arrivare a soluzioni definitive ci aspetta ancora un lungo percorso, perché in un mondo complicato come quello in cui siamo chiamati ad operare non esistono soluzioni semplici o semplicistiche: sono richieste invece soluzioni complesse, ragionate e costruite nel tempo sulla base della credibilità e dell’impegno di tutti.

Certo è che la realizzazione efficace di tale Accordo rappresenta una responsabilità elevata per tutti noi, poiché è l’esperimento di riferimento per tutti i possibili sviluppi futuri. Soltanto se sapremo investire su noi stessi, impegnandoci per la realizzazione di questo percorso, potremo auspicare per noi un coinvolgimento che aumenti le prospettive della nostra professione e che risulti soddisfacente per il cittadino. Considerate le elevate risorse umane e professionali della categoria, sono certo che ciò presto potra essere realtà.

Mario Giaccone