Il mio impegno

Carissimo,

Siamo quasi alla fine della mia prima legislatura in Consiglio Regionale e vorrei tracciare un bilancio non solo economico e politico, ma anche umano di questa mia esperienza.

Vorrei informarti di quanto fatto, perché penso che la disaffezione dalla politica dipenda anche dalla mancanza di comunicazione tra chi è stato incaricato pro tempore di occuparsene e chi gli ha dato la delega col suo voto.

Ciò che importa non è se sei stato o meno un mio elettore, ma l’intenzione di comunicare e colmare le distanze con il mondo politico, a prescindere dai rapporti personali, perché ciò a cui stiamo lavorando ha un respiro ben più ampio.

L’impatto con la realtà del Consiglio Regionale e con l’attività politica, per me abituato a lavorare nel mondo privato, inizialmente non è stato facile: i tempi e le modalità sono diversi, più lenti ed elaborati, e non sempre si ha la possibilità di lavorare come si vorrebbe. Nulla è univoco, tutto è oggetto di trattativa e, spesso, quando si valutano i problemi, la prima impressione non è quella reale.

Personalmente, mi sento responsabile della fiducia di chi mi ha votato e quindi vorrei innescare quel meccanismo di partecipazione di cui ho parlato, descrivendo il lavoro svolto, non certo per appuntarmi una medaglia al petto, ma per offrire a tutti una base di informazione e di discussione concreta.

Raccolgo gli aspetti principali di quanto ho fatto o contribuito a fare, sperando di riuscire a trasmettere l’impegno che ha comportato.

Si ha, infatti, sempre a che fare con due livelli: da un lato ci sono i problemi da risolvere e le scelte da prendere, dall’altro stanno, invece, i distinguo politici e le opportunità da valutare. Sono due mondi che si influenzano e condizionano, ma che sarebbe sbagliato e semplicistico condannare: il dibattito e il posizionamento politico sono parte della democrazia e, anche se a volte faticosi, sono necessari e garantiscono la rappresentanza delle opinioni di tutti e delle minoranze in specie.

Non ci si può lamentare. Questo è il terreno in cui dobbiamo lavorare, piaccia o meno: sarebbe come andare a giocare a rugby vestiti da tennis e poi arrabbiarsi del fatto di essersi rotti il naso.

Di una cosa ho, però, la certezza: ho incontrato funzionari e amministratori eletti disposti a impegnarsi fino allo spasimo, anche a danno della propria salute, sempre capaci di lavorare in modo appassionato e corretto.

Mi sorprendo un po’ quando i cittadini criticano con acrimonia la classe politica, dimenticando, per prima cosa, che essa è l’espressione del loro voto. Quello che credo è che, spesso, ci sia un problema di informazioni, perché alcuni politici, una volta eletti, tendono a dimenticarsi del loro elettorato e non sentono il bisogno di condividere il lavoro svolto e le esperienze accumulate.

Ora ci avviciniamo alla prossima scadenza elettorale…..

Mario Giaccone